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Lozio produce bottoni in corozo, più economici di quelli in madreperla

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Storia ed evoluzione del bottone in corozo e del bottonificio

La madreperla fu probabilmente l'unica materia prima "costosa" a non venire soppiantata - nel contesto dell'attività dei bottonifici - dalla produzione dei bottoni in corozo, o cosiddetti "vegetali". La sua fama rimase intatta e continuò, nonostante tutto, a essere impiegata per la fabbricazione di articoli di pregio elevato.

Le più antiche testimonianze di manifattura industriale bottoniera in Italia ci portano nel bresciano e più precisamente nei pressi di Palazzolo sull’Oglio, ove peraltro nel 1903 nacque il primo bottonificio della famiglia Lozio.

Sembra infatti che Palazzolo sull’Oglio abbia avuto un ruolo di prominenza per quanto riguarda l'industria del bottonificio e che lo abbia mantenuto per tutto il diciannovesimo e ventesimo secolo.

Per quanto riguarda l'Italia possiamo quindi affermare che i primi bottonifici sorsero intorno ai comuni posti al confine tra le province di Brescia e di Bergamo.

Avvio delle produzioni di avorio vegetale in Italia

Il primo bottonificio sorse intorno alla metà dell'ottocento e - analogamente a quelli che seguirono in quel periodo - si occupava delle proprie produzioni servendosi prettamente di materie prime quali il corozo, o avorio vegetale, proveniente dall'Ecuador e regioni limitrofe, ricavato dalle noci di una particolare palma equatoriale: il tagua.

Esisteva una produzione precedente di bottoni, sempre nelle province bresciane e bergamasche, per la quale si utilizzavano metalli, stoffe, ossa di animali e legno, ma non si poteva parlare di una vera e propria attività industriale. La svolta si manifestò con la scoperta per cui la noce del tagua, con i particolari bottoni in corozo vegetale, si prestavano ottimamente per vere e proprie produzioni industriali.

Come accennato, i primi bottonifici sorsero tutti intorno alle provincie di Bergamo e di Brescia, con un’unica eccezione: Piacenza.

Per quanto riguarda Piacenza – altro polo storico – rispetto alle attività consolidate delle aree di Brescia e di Bergamo, passò un po’ di tempo prima dell’avvio dell’attività del nostro particolare settore. Tuttavia, è certo che le manifatture piacentine hanno acquisito nel giro di poco tempo rilevanza nazionale e internazionale.

Il bottone in corozo italiano si rivela concorrenziale

Le produzioni dei bottonifici italiani si fecero apprezzare sui mercati esteri per la loro buona qualità, le notevoli caratteristiche estetiche, la concorrenzialità nei confronti di altri prodotti stranieri, in particolare tedeschi e inglesi.

Come accennato in precedenza, la manifattura avveniva partendo da una materia prima vegetale – il corozo – dalla storia alquanto singolare, della quale parleremo più diffusamente in seguito.

Le produzioni dei cosiddetti articoli “frutto”, cioè di origine vegetale - come furono denominati inizialmente i bottoni in corozo - conquistarono il mercato per le loro caratteristiche estetiche, la loro qualità, ma anche per la durevolezza che il materiale ricavato dalla nostra noce consente.

Le precedenti creazioni avvenivano infatti, come detto, utilizzando materie prime quali legno, metallo, stoffe – solo per citarne alcune – decisamente più costose e di gran lunga meno adatte rispetto al corozo ad una tipologia di produzione marcatamente industriale.

L'idea di utilizzare la noce del tagua per la fabbricazione di bottoni in corozo

La scoperta di questa noce particolare quale materia prima per la produzione di bottoni in corozo costituì quindi una vera e propria rivoluzione nell'ambito dell'attività del bottonificio.

Essa permise di abbattere notevolmente i costi, servendosi di una materia prima che era più economica e si prestava meglio alla manifattura seriale delle nascenti attività industriali.

La prima ad avvantaggiarsene fu la Germania, che appunto ebbe il merito di scoprire la materia prima per la fabbricazione di articoli da abbottonatura con fori cosiddetti in corozo.

Si pensi che fino ad allora la nostra noce ecuadoriana – che si cominciò a partire da quell'epoca a trasformare in corozo, detto anche "avorio vegetale" - era impiegata per zavorrare le navi che provenivano dall'America Latina e viaggiavano verso il porto di Amburgo.

I bottonifici tedeschi iniziano a produrre articoli in tagua

Alcune imprese tedesche del settore del bottonificio seppero approfittare di tale scoperta al punto da rendere la Germania la prima nazione al mondo ad avviare sul suo territorio la produzione di bottoni vegetali in corozo. Non solo, nel giro di pochi anni essa divenne la nazione leader sia nel settore della fabbricazione di tali prodotti in corozo vegetale – così da soddisfare la vertiginosa richiesta sviluppatasi sia nell’ambito della produzione di abbigliamento civile, che militare – che dei macchinari atti alla loro lavorazione.

Con l'avvento del XX secolo, la fine della Grande Guerra e il subentrare di problemi di carattere sociale ed economico, si produssero ulteriori cambiamenti nel mondo manifatturiero del nostro settore.

Il primo bottonificio era nato da qualche tempo, il corozo aveva consentito alla manifattura tipicamente industriale di affermarsi e questa iniziò quindi a sperimentare l'impiego di nuove materie prime, oltre all’introduzione di nuovi macchinari per le lavorazioni.

Il Bottonificio Lozio di Milano lavora anche tipi di bottoni in madreperla australiana, accessori in corno naturale e bottoni gioiello vintage.